Debiti Equitalia Ricadono Sui Figli

Debiti Equitalia: Ricadono Sui Figli?

Debiti Equitalia ricadono sui figli? Può quindi Equitalia rivalersi sui figli? Si tratta di una domanda lecita che interessa non solo i figli, soprattutto quando si parla di successione, ma anche ad esempio i coniugi che si vedono chiamati a ripagare i debiti del coniuge pur trovandosi in separazione dei beni. Per quali debiti Equitalia si può rivalere sui figli? Scopriamolo.

Iniziamo subito con il dire che nessuno vuole pagare il debito contratto da un altro, nemmeno quando si tratta dei propri genitori. E questo vale sia per i debiti “generici”, contratti con terzi, sia quando si tratta di cartelle di pagamento di Equitalia, dal 2017 ormai Agenzia delle Entrae-Riscossione.

In generale è possibile dire che i genitori sono chiamati a rispondere dei debiti dei figli fino a quando questi ultimi non diventano maggiorenni, ovvero non compiono 18 anni. Al contempo, però, non è possibile affermare il contrario. Che cosa vuol dire questo? Che un genitore, anche se in pensione, invalido o nullatenente, è chiamato a rispondere dei propri debiti almeno fino a quando è in vita. E dopo la sua morte? I debiti Equitalia contratti passano direttamente agli eredi (quindi, figli compresi) a patto che questi ultimi abbiano accettato l’eredità del de cuius.

Che conclusioni si possono trarre da quanto appena detto? I debiti di un genitore ricadono sui figli, con le dovute eccezzioni.

Facciamo le opportune distinzioni e capiamo a cosa devono far fronte i figli e quando, invece, è possibile evitare che Equitalia possa rivalersi sui di loro. Procediamo con ordine.

Debiti Equitalia: figli e genitori defunti

Procediamo subito con il rispondere alla domanda iniziale. Debiti Equitalia, i figli ne rispondono? Come abbiamo accennato:

Tutti i debiti contratti da un soggetto prima del decesso, e quindi anche quelli fiscali, ricadono sui figli e più in generale sugli eredi.

Che cosa vuol dire questo? Che i debiti Equitalia ricadono sui figli e sugli eredi nel caso in cui vi siano cartelle di pagamento non estinte. Gli eredi, figli o parenti prossimi, sono infatti chiamati a risponderne in prima persona con il proprio patrimonio.

Come avviene in altri frangenti, anche in questo caso è necessario fare le dovute precisazioni affinché Equitalia non possa rivalersi sui figli o farlo limitatamente.

Quando i debiti Equitalia non ricadono sui figli

Se è vero che la legge stabilisce che i figli, così come in generale gli eredi, possono usufruire dei crediti e delle risorse attive del defunto, allo stesso modo la legge stabilisce che figli ed eredi rispondono degli obblighi tributari, e quindi dei debiti Equitalia, del de cuis.

Questo avviene, come speciicato, nel caso in cui al momento della successione, l’eredità del defunto viene accettata.

Per evitare che Equitalia possa rivalersi sui figli, questi ultimi devono rifiutare l’eredità entro i 10 anni successivi l’apertura della successione.

A regolare la rinuncia dell’eredità intervengono gli articoli 519 e seguenti del Codice Civile che stabiliscono che gli eredi possono rinunciare alla propria quota ereditaria. Così facendo, gli eredi rinunciano sia alle attività che alle passività del de cuius.

Il Codice Civile (articoli 484 e seguenti) prospetta un’altra soluzione, ovvero la possibilità di accettare l’eredità con beneficio di inventario. In questo modo, infatti, i beni del figlio e quelli del defunto rimangono distinti ed è possibile usare i beni del de cuius per ripagare i creditori.

Ricordiamo, inoltre, che in base all’art. 8 del D.Lgs. n. 472/1997, le sanzioni non sono trasmissibili agli eredi, che sono chiamati a rispondere soltanto dei tributi e dei relativi interessi.

Per approfondire l’argomento si consiglia di leggere: Debiti Equitalia Eredi.

Figli rispondono dei debiti del genitore

Vi sono delle situazioni nelle quali i figli sono chiamati a rispondere dei debiti dei propri genitori? Sì, nello specifico in questi due casi:

  1. Fideiussione
  2. Pignoramento immbiliare

Analizziamo brevemente i due casi.

Fideiussione

Se il genitore ha contratto un prestito o un mutuo e il figlio si è prestato in qualità di garante, nel momento in cui il genitore non può ripagare il debito, il figlio deve subentrare e ripagare quanto dovuto. Come risaputo, infatti, quando si fa da garante a qualcuno, si procede con la sottoscrizione di un contratto con il quale il garante si impegna a pagare se il soggetto coinvolto non è nelle condizioni di far fronte alla restituzione del debito.

Chi decide di prestarsi in qualità di garante, nel caso di prestiti o mutui, non può in un secondo momento ritirarsi fino a quando i debiti non sono estinti.

Convivenza con pignoramento mobiliare

Che cosa succede in questo caso? I figli che convivono con i genitori possono subire il pignoramento di oggetti di valore da parte di un ufficiale giudiziario, anche se di fatto questi stessi beni non sono di prorietà del genitore.

E perché ciò è possibile? Per il semplice fatto che, secondo quanto stabilito dalla legge, sussiste la cosiddetta “presunzione di proprietà” che stabilisce che:

Tutti i beni che si trovano all’interno dell’abitazione nel momento in cui avviene il pignoramento, di fatto appartengono al debitore.

Si può evitare il pignoramento? Sì, è possibile. Ma per farlo è necessario presentare all’ufficiale giudiziario fatture o scontrini, o altra documentazione, che possa comprovare che i beni in questione sono di proprietà dei figli.

È importante però sottolineare che al di là del pignoramento mobiliare, i figli che abitano nella casa del genitore indebitato non rischiano nulla in realzione ai creditori.